Aneddoti

 Cantai l'Africana per l'Ospedale Italiano e la Mignon per la missione medica Grenfell nel Labrador. Fui quasi assalito da un pubblico di diecimila persone dopo il concerto a Boston, il 13 dicembre. Poi presi parte alla festa tradizionale di Santo Stefano al Metropolitan. Come era usanza per i solisti, feci dono di un oggetto d'oro - gemelli per i polsini o un braccialetto - ad ognuno dei 119 membri del coro, ad ognuno dei 93 componenti d'orchestra, e ad ognuno dei quaranta e più elementi che facevano parte del personale di scena, del gruppo dei trovarobe e dei fattorini.

 Nell'autunno del 1932 percorsi in una lunga tournée di concerti la Germania, l'Olanda, la Danimarca e la Svizzera. Al confine con la Germania scoprii che avevo dimenticato il passaporto; spiegai la situazione alle guardie di frontiera e cantai alcune note di "La donna è mobile" per convincerle che dicevo la verità. Mi lasciarono passare.

 A Norimberga, il pubblico rifiutò di lasciarmi andar via fin che non ebbi cantato di nuovo l'intero programma, un bis di tutto. A Berlino, ebbi un pubblico di dodicimila persone al mio concerto allo Sportpalast. A Copenhagen, la Famiglia reale danese venne a sentirmi cantare Bohème, e il Re mi ricevette successivamente in udienza privata.

 L'episodio più memorabile, tuttavia, dell'intera tournée, si svolse a Francoforte, dove ricevetti una lettera da un ragazzo italiano che mi implorava di visitare suo padre all'ospedale. Quel vecchio italiano, che aveva vissuto tanti anni a Francoforte, importando aranci e limoni, aveva avuto le due gambe amputate due giorni prima, ed ora stava morendo. Andai all'ospedale e mi sedetti al suo capezzale. Egli mi chiese di cantare una nota appena. Cantai tutto lo "Spirito gentil" della Favorita. "Grazie" mi disse, "adesso posso morire felice".

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